Home Lab
Cluster VMware, Active Directory, TrueNAS, Docker, OPNsense, Cloudflare e servizi self-hosted.
Indice del progetto
Overview
Stato attuale
Questo progetto nasce con l’obiettivo di costruire un ambiente di laboratorio realistico, vicino a una piccola infrastruttura enterprise, in cui applicare e approfondire le competenze acquisite durante il percorso Tecnico Superiore per le infrastrutture e i sistemi IT: Network, Cloud e Virtualizzazione - ITS Network and Cloud Specialist presso ITS Angelo Rizzoli.
L’home lab è basato su due server HPE ProLiant, un DL380 Gen10 e un DL360 Gen9, configurati come host VMware ESXi 8 Update 3 e gestiti centralmente tramite vCenter Server. L’infrastruttura include virtualizzazione, storage centralizzato, servizi Microsoft, sistemi Linux, container, firewalling, reverse proxy, accesso remoto sicuro e servizi self-hosted.
Il progetto mi permette di sperimentare scenari concreti legati a networking, virtualizzazione, gestione utenti, sicurezza, pubblicazione di servizi online, backup dei dati e integrazione tra ambienti Windows, Linux e appliance dedicate.
Future evoluzioni
La prossima fase del progetto prevede tre interventi, ancora da realizzare:
- Segmentazione della rete con più VLAN, per separare appliance di casa, dispositivi personali, servizi esposti all’esterno, videosorveglianza e allarme IP. Il piano di indirizzamento e le policy di comunicazione tra reti saranno definiti prima della migrazione.
- Una nuova macchina fisica always-on con tre VM: Windows Server come Domain Controller primario, pfSense oppure OPNsense come firewall per i servizi hostati e le reti da proteggere, in particolare videocamere e allarme, e una VM dedicata a Pi-hole come DNS primario per tutti i dispositivi domestici. Questa macchina si aggiungerà all’ambiente di laboratorio attuale per ospitare i servizi destinati a rimanere sempre disponibili.
- Una dorsale fisica in fibra verso box e cantina, per estendere la connettività Internet, la videosorveglianza e l’allarme. Un secondo switch managed permetterà di trasportare e gestire le VLAN nelle aree remote.
Questa roadmap è distinta dallo stato attuale descritto nelle sezioni seguenti. I tentativi di routing inter-VLAN e di attivazione del server DHCP sullo switch non sono inclusi tra le funzionalità consolidate del progetto.
Infrastruttura fisica
Stato attuale
L’infrastruttura fisica è composta da due server HPE ProLiant, nello specifico un DL380 Gen10 e un DL360 Gen9. Entrambi i server sono stati potenziati rispetto alla configurazione originale tramite upgrade di processori, memoria RAM e schede di espansione dedicate a storage, networking e GPU.
I server sono collegati a uno switch Layer 3 Mokerlink, che rappresenta il punto centrale della connettività fisica del laboratorio. Allo stesso switch sono collegati anche il router domestico, il mio PC personale e un computer di management dotato di porta seriale, utilizzato per la configurazione e la gestione dello switch tramite console.
Questa struttura fisica mi consente di separare i ruoli dei dispositivi, testare scenari di rete reali e mantenere un ambiente sufficientemente flessibile per sperimentare configurazioni infrastrutturali differenti.
Future evoluzioni
È prevista l’aggiunta di una macchina fisica sempre attiva per ospitare tre VM dedicate a identità, firewall e DNS. La scelta dell’hardware e dell’hypervisor per questo nuovo nodo sarà definita in fase di progettazione.
La rete verrà inoltre estesa verso box e cantina mediante una dorsale in fibra e un secondo switch managed. L’obiettivo è portare Internet, videosorveglianza e allarme nelle aree remote mantenendo la separazione logica delle VLAN. Tracciato, collegamenti ottici e distribuzione delle porte saranno definiti prima dell’installazione.
Panoramica dell’infrastruttura fisica dell’home lab. Le linee nere rappresentano collegamenti Ethernet, mentre la linea viola rappresenta la connessione seriale usata per la gestione dello switch.
Virtualizzazione VMware
Stato attuale
Sui due server HPE è installato VMware ESXi 8 Update 3. Gli host sono gestiti tramite VMware vCenter Server e sono inseriti all’interno di un cluster vSphere.
Nel cluster ho configurato funzionalità come vMotion e vSphere Distributed Switch. vMotion consente la migrazione a caldo delle macchine virtuali tra i due host, mentre il Distributed Switch permette una gestione centralizzata e coerente della rete virtuale, dei port group e dei segmenti utilizzati dalle VM.
L’ambiente ospita diverse macchine virtuali con sistemi operativi differenti, tra cui Windows Server 2019, Windows Server 2022, Windows Server 2025, Windows 10, Windows 11, Ubuntu 22.04 e Ubuntu 24.04. Le VM Windows client vengono utilizzate anche per testare policy di dominio e configurazioni Active Directory.
Future evoluzioni
Al cluster di laboratorio si affiancherà un nuovo host fisico always-on, destinato a tre VM: Windows Server, pfSense oppure OPNsense e una macchina dedicata a Pi-hole. Il progetto prevede di distinguere i servizi domestici continuativi dai workload di sperimentazione. Risorse, procedure di avvio e backup del nuovo host saranno pianificati prima della messa in servizio.
Infrastruttura virtuale
Stato attuale
La struttura virtuale del lab è organizzata all’interno del cluster VMware ESXi e gestita tramite vCenter Server.
Le macchine virtuali sono distribuite tra servizi infrastrutturali, sistemi di test, workload Linux e servizi esposti online. Tra i servizi interni sono presenti Active Directory, server Windows, client Windows 10 e 11 per il test delle Group Policy, TrueNAS per lo storage condiviso e macchine Ubuntu dedicate ai servizi containerizzati.
Una parte dell’ambiente è separata tramite vSphere Distributed Switch ed è dedicata ai servizi pubblicati o accessibili dall’esterno, come Nextcloud, Collabora, Jellyfin, Immich e il reverse proxy Nginx. OPNsense gestisce il traffico tra le reti e contribuisce alla segmentazione e alla protezione dell’ambiente.
Future evoluzioni
La nuova macchina always-on ospiterà tre ruoli virtuali distinti: un Windows Server come Domain Controller primario, un firewall pfSense oppure OPNsense per servizi hostati e reti protette, e una VM con Pi-hole come DNS primario domestico. Questi ruoli rappresentano l’architettura futura e non tre nuove VM già operative.
La migrazione dall’ambiente attuale richiederà la definizione delle dipendenze tra autenticazione, DNS e firewall e la verifica della continuità dei servizi durante manutenzione e riavvio dell’host.
Panoramica dell’infrastruttura virtuale con servizi interni, client di test, workload containerizzati, firewall OPNsense, reverse proxy Nginx e servizi esposti.
Active Directory, DNS e policy
Stato attuale
All’interno del lab è presente un ambiente Active Directory Domain Services, utilizzato per la gestione centralizzata di utenti, gruppi, autenticazione e policy di dominio.
Il Domain Controller fornisce anche il servizio DNS interno necessario alla risoluzione dei nomi del dominio e dei servizi on-premise. Il DNS del Domain Controller è configurato come DNS primario nel server DHCP domestico, mentre come DNS secondari sono impostati resolver pubblici come Google e Cloudflare.
Questa configurazione consente ai dispositivi della rete domestica di raggiungere facilmente i servizi interni utilizzando gli stessi indirizzi o nomi configurati nel dominio. Il DNS del Domain Controller utilizza come forwarder un container Pi-hole, che fornisce filtraggio DNS per il blocco di pubblicità, tracking e domini potenzialmente malevoli.
Il filtraggio di Pi-hole si applica alle richieste inoltrate dal DNS del Domain Controller; i dispositivi che utilizzano direttamente resolver pubblici non seguono questo percorso.
Future evoluzioni
La roadmap prevede un Windows Server come Domain Controller primario e una VM dedicata a Pi-hole sul nuovo host always-on. Pi-hole sarà il DNS primario previsto per tutti i dispositivi domestici; l’integrazione con il DNS del dominio verrà progettata e verificata prima della migrazione, preservando la risoluzione delle zone Active Directory e dei servizi interni.
Questa evoluzione è distinta dalla configurazione attuale, in cui il DNS del Domain Controller inoltra le richieste al container Pi-hole.
Storage e data sharing
Stato attuale
Per la gestione dello storage ho implementato un server TrueNAS, integrato nel dominio Active Directory. TrueNAS fornisce risorse di rete tramite protocolli SMB, NFS e iSCSI, consentendo sia la condivisione file sia la sperimentazione di storage di rete per ambienti virtualizzati.
L’integrazione con Active Directory permette di gestire permessi e accessi alle risorse condivise tramite utenti e gruppi di dominio, simulando scenari tipici di un ambiente aziendale.
TrueNAS ospita inoltre un’istanza di Immich, utilizzata per il backup e la gestione delle foto personali. L’accesso a Immich è protetto tramite Cloudflare Tunnel e integrato con Google per la gestione dell’autenticazione, in modo da aumentare il controllo sugli accessi al servizio.
Future evoluzioni
Con l’introduzione del nuovo host always-on, la pianificazione comprenderà il backup e il ripristino delle tre VM infrastrutturali e delle relative configurazioni. Le dipendenze dallo storage saranno definite prima della migrazione, insieme alle verifiche di accesso alle condivisioni tramite identità di dominio.
Container e servizi self-hosted
Stato attuale
Molti servizi del lab sono containerizzati e distribuiti su macchine virtuali Linux dedicate. L’utilizzo di Docker consente di isolare i servizi, semplificare la gestione delle dipendenze e mantenere un deployment più ordinato e riproducibile.
Tra i servizi presenti ci sono Pi-hole per il filtraggio DNS, Nextcloud per il cloud personale, Collabora Online per la modifica dei documenti, Jellyfin per la gestione dei contenuti multimediali e Immich per il backup fotografico.
Questa parte del progetto mi permette di lavorare su Linux server, containerizzazione, persistenza dei dati, networking applicativo e gestione di servizi self-hosted in un ambiente controllato.
Future evoluzioni
Per Pi-hole è prevista una VM dedicata sul nuovo host always-on, con il ruolo di DNS primario per tutti i dispositivi domestici. Questa collocazione futura è distinta dall’attuale container Pi-hole. La segmentazione VLAN dei servizi esposti all’esterno sarà coordinata con le policy del futuro firewall.
Sicurezza, accesso remoto e pubblicazione online
Stato attuale
La sicurezza perimetrale dell’ambiente è gestita tramite OPNsense, installato a cascata dopo il modem/router domestico. OPNsense gestisce firewalling, NAT, segmentazione del traffico e controllo degli accessi tra le diverse reti dell’home lab.
I servizi esposti online sono configurati tramite Cloudflare per la gestione DNS e SSL/TLS. Tra i servizi interni e OPNsense è presente un reverse proxy Nginx, utilizzato per instradare il traffico verso le applicazioni corrette e mantenere la comunicazione cifrata.
Per l’accesso remoto ho configurato una VPN WireGuard direttamente sul router domestico.
Su OPNsense sono stati installati e configurati diversi componenti di sicurezza, tra cui CrowdSec, Zenarmor e Tailscale. CrowdSec viene utilizzato per rilevare e bloccare comportamenti sospetti o potenzialmente malevoli, mentre Zenarmor aggiunge funzionalità di analisi, controllo e protezione del traffico di rete. Tailscale consente invece di creare un canale di accesso remoto sicuro e controllato verso l’infrastruttura interna.
Questa sezione del lab mi permette di approfondire sicurezza di rete, esposizione controllata dei servizi, reverse proxy, cifratura del traffico, VPN, accesso remoto sicuro, filtering avanzato e hardening del perimetro.
Future evoluzioni
Il progetto prevede una segmentazione più articolata tramite VLAN dedicate ad appliance di casa, dispositivi personali, servizi esterni, videosorveglianza e allarme IP. Una VM pfSense oppure OPNsense sul nuovo host always-on sarà dedicata alla protezione dei servizi hostati e delle reti sensibili, con particolare attenzione a videocamere e allarme.
I flussi consentiti tra segmenti saranno definiti con policy esplicite e verificati prima della migrazione. La medesima separazione logica verrà estesa verso box e cantina tramite fibra e un secondo switch managed. Il routing inter-VLAN e il server DHCP sperimentati sullo switch non sono considerati parte dell’assetto operativo consolidato.